Nord America - Gli Stati del Sud-Ovest

"Se puoi vedere, guarda. Se puoi guardare, osserva."


 
la galleria fotografica
by Sysa e Mara



periodo 28 marzo - 11 aprile 2003
km percorsi 7000
costo da 1700 euro a testa
a cura di... Eva, Mara, Roby, Toky

 

© Graphicmaps.com ©

 

   

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2 aprile
Canyon de Chelly NP - Mesa Verde NP (Colorado)
km 400

Ci alziamo incredibilmente prima dell'alba, forse perchè vogliamo andarcene il prima possibile da Many Farms, che a posteriori si è invece per noi rivelata indispensabile, e per ciò diamo la mail per eventuali prenotazioni: mfhsinn@manyfarms.bia.edu - tel (928) 781 - 6362.
Sebbene molto meno esteso e maestoso rispetto al Gran Canyon, anzi forse proprio per questo, il Canyon de Chelly (pronunciato "Cheniondsciai") rappresenta una meta irrinunciabile per chi desidera un contatto immediato con la natura e sperimentare l'ambiente-canyon da una prospettiva completamente diversa, ovvero dal basso verso l'alto. Un comodo e breve sentiero (almeno per noi che siamo vero e propri "alpinisti") che parte da White House Overlook (quarto punto panoramico nel South Rim) e che scende per circa 250 metri di dislivello fino al letto del canyon, ci permette di godere gradualmente delle prospettive mutevoli. Vi interesserà forse saper che proprio in questo parco sono ambientate le famose avventure di Willy Coyote e Bee Bip. Siamo subito colpiti dalla bellezza del paesaggio e dal silenzio che vi regna. Le pareti levigate del canyon degradano verso il basso e alla luce del sole che pian piano si fa più calda si accendono di un colore rosa arancio intervallato da chiazze verdi. Giunti ai piedi del canyon ci attende una piacevole sorpresa, un piccolo gregge di pecore che dà movimento e vivacità ad un paesaggio quasi fiabesco che ci lascia senza parole. Proseguiamo per un centinaio di metri fino a raggiungere ciò che resta di un antico insediamento degli Anasazi risalente al 1200 d.c.Scopriamo di essere gli unici ad aver deciso di compiere questa escursione. Siamo meravigliati nell'ammirare queste abitazioni, le quali sono collocate sulle scoscese pareti di arenaria rossa, ad una ventina di metri di altezza da terra, all'interno di nicchie naturali. Soffia un vento fortissimo che ci spinge a riprendere la via del ritorno, proprio mentre una jeep sopraggiunge guadando il fiume (vi sono infatti delle guide Navajo che portano i visitatori a fare dei tour di 3 ore lungo il fondovalle - www.tseyijeeptour.com).
Ripercorrendo il sentiero a ritroso, ci imbattiamo in una anziana signora Navajo. Ci fermiamo un momento a parlare con lei in una lingua improvvisata al momento, poi lei riprende la sua discesa verso casa: "è là, vedete, proprio dietro quel costone roccioso! "
Torniamo quindi sulla strada che percorre il South Rim e ci dirigiamo all'ultimo punto panoramico che dista 30 km da Chinle: Spider Rock Overlook , dove un impressionante monolito si erge dal basso verso di noi. Leggiamo sulla guida ufficiale del parco che esso viene venerato dalla popolazione indiana e che il nome deriva da una leggenda.
E' già mezzogiorno quindi torniamo a Chinle per mettere qualche cosa fra i denti e per decidere come proseguirà il nostro viaggio... a stomaco pieno si ragiona meglio!
Sulle ali dell'entusiasmo decidiamo di andare oltre ciò che avevamo programmato da casa. Infatti ci dirigiamo verso il Colorado perchè vogliamo andare a far visita ad altre abitazioni indiane nel parco di Mesa Verde. Imbocchiamo la strada che percorre il North Rim del Canyon de Chelly, il cui nome sarebbe più precisamente Canyon del Muerto, fermandoci velocemente nei punti panoramici che ci permettono di ammirare ulteriori rovine Anasazi (Ledge Ruin e Antelope House Overlook) e luoghi di tragici scontri tra i nativi e i coloni spagnoli (Massacre Cave e Mummy Cave Overlook). Giungiamo quindi a Tsaile (a 35 km circa da Chinle), all'uscita del parco, dove prendiamo a Nord verso il confine con il Colorado.

Dopo un'ottantina di km siamo a Four Corners, un punto negli Stati Uniti dove è possibile avere piedi e mani in ben 4 stati: Utah, Arizona, New Mexico e Colorado... ottimo esempio di tracciamento di confini in modo geometrico! Ma proseguiamo perchè il tempo è poco e il vento alza un polvere incredibile, ci sembra di essere stati catapultati nella nebbia della Brianza.
Mancano un paio d'ore al tramonto quando giungiamo a Cortez (60 km da Four Corners), nei pressi delle Montagne Rocciose, in Colorado. Continuiamo sulla strada n160 in direzione Durango, e a 16 km incontriamo l'unica entrata del Mesa Verde National Park.
La strada che conduce agli antichi insediamenti Anasazi (termine Navajo che significa "antichi nemici") sale per curve e tornanti fino a 2600 metri. I punti panoramici si trovano tutti verso la fine del parco. Vi invitiamo a prestare molta attenzione ai grossi massi che minacciano il percorso dall'alto delle pareti montuose. La strada è infatti piuttosto pericolosa, soprattutto nei mesi primaverili quando la neve comincia a sciogliersi e il terreno diventa instabile. La vegetazione ha un aspetto tetro a causa dell'incendio spaventoso che ha devastato la zona nel luglio 2002 (attenzione ai mozziconi!). Abbiamo la fortuna di godere di queste meraviglie in un periodo ancora caratterizzato da candide chiazze di neve, e soprattutto con pochi turisti a disturbare l'incanto del posto. E sì, perchè proprio di un luogo incantevole si tratta. Lungo le pareti del canyon, più o meno a mezza costa, all'interno di profonde e ampie nicchie concave, gli antichi puebloan hanno costruito i loro villaggi in pietra. All'interno di questi insediamenti risiedevano comunità di circa 80-100 persone. Questi raggruppamenti risalgono all'XI-XIII sec. e presentano abitazioni a più piani, luoghi sacri (le kivas a forma circolare), torri (Square Tower House) e ambienti dedicati alla vita sociale. Gli insediamenti, che si trovano a decine di metri di altezza, erano collegati al fondovalle per mezzo di scale in legno o semplicemente attraverso dei buchi nella roccia. Giornalmente gli uomini scendevano ai piedi del canyon per andare a caccia, raccogliere bacche e gemme e cercare l'acqua. Si dedicavano inoltre all'agricoltura, modellavano vasi e utensili con pietre e ossa e creavano cesti di varie forme e dimensioni. Era una vita molto faticosa, minacciata oltre che dalle calamità naturali, anche dalle numerose tribù desiderose di impossessarsi delle risorse della zona. Durante il XIV sec., a causa di un lungo periodo di siccità, gli Anasazi furono costretti ad abbandonare le loro dimore primitive e a scendere a valle. Visitiamo Spruce Tree House (114 stanze e 8 kivas), l'unico insediamento avvicinabile in questo periodo dell'anno. Camminiamo per le sue "vie", sbirciamo tra le finestre delle abitazioni e con l'immaginazione ci caliamo nei secoli passati, cercando di capire come fosse possibile una vita in questi luoghi. Il ranger che controlla questo sito ci fa da cicerone, e ci permette anche di scendere in una kiva coperta, luogo sacro scavato in profondità, al quale accediamo per mezzo di una scala in legno. Gli altri siti li osserviamo dall'alto, dai punti panoramici, e ci impressioniamo e stupiamo per la loro collocazione e vastità, per la loro architettura sorprendentemente sofisticata, per i loro dettagli artistici e ancor di più per l'aurea misteriosa che qui aleggia. Da non perdere è anche il museo archeologico (Chapin Mesa Archeological Museum) dove scene e ambienti ricostruiti illustrano e spiegano il modo di vivere di queste popolazioni. Una vita basata sul duro lavoro e sul continuo rapporto di complicità e subordinazione con la natura circostante. Una vita che tanto ci ha affascinato e che ci ha fatto anche un po' di invidia.
All'interno del parco percorriamo circa 80 km tra andata e ritorno. Decidiamo di pernottare a Cortez, dove ceniamo in un Subway, tipico fast-food americano dove è possibile però mangiare anche cibi salutari, sempre a prezzi contenuti. La città non offre molto, e comunque siamo sfiniti dal troppo vedere e viaggiare. Non ci resta che andare a dormire!

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

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