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2 aprile
Canyon de Chelly NP - Mesa Verde NP (Colorado)
km 400
Ci alziamo incredibilmente
prima dell'alba, forse perchè vogliamo andarcene il prima
possibile da Many Farms, che a posteriori si è invece per
noi rivelata indispensabile, e per ciò diamo la mail per
eventuali prenotazioni: mfhsinn@manyfarms.bia.edu - tel (928)
781 - 6362.
Sebbene molto meno esteso e maestoso rispetto al Gran Canyon,
anzi forse proprio per questo, il Canyon de Chelly
(pronunciato "Cheniondsciai")
rappresenta una meta irrinunciabile per chi desidera un contatto
immediato con la natura e sperimentare l'ambiente-canyon da una
prospettiva completamente diversa, ovvero dal basso verso l'alto.
Un comodo e breve sentiero (almeno per noi che siamo vero e propri
"alpinisti") che parte da White House Overlook (quarto
punto panoramico nel South Rim) e che scende per circa 250 metri
di dislivello fino al letto del canyon, ci permette di godere
gradualmente delle prospettive mutevoli. Vi interesserà forse
saper che proprio in questo parco sono ambientate le famose avventure
di Willy Coyote e Bee Bip. Siamo subito colpiti dalla bellezza
del paesaggio e dal silenzio che vi regna. Le pareti levigate
del canyon degradano verso il basso e alla luce del sole che pian
piano si fa più calda si accendono di un colore rosa arancio intervallato
da chiazze verdi. Giunti ai piedi del canyon ci attende una piacevole
sorpresa, un piccolo gregge di pecore che dà movimento e vivacità
ad un paesaggio quasi fiabesco che ci lascia senza parole. Proseguiamo
per un centinaio di metri fino a raggiungere ciò che resta di
un antico insediamento degli Anasazi risalente al 1200 d.c.
Scopriamo
di essere gli unici ad aver deciso di compiere questa escursione.
Siamo meravigliati nell'ammirare queste abitazioni, le quali sono
collocate sulle scoscese pareti di arenaria rossa, ad una ventina
di metri di altezza da terra, all'interno di nicchie naturali.
Soffia un vento fortissimo che ci spinge a riprendere la via del
ritorno, proprio mentre una jeep sopraggiunge guadando il fiume
(vi sono infatti delle guide Navajo che portano i visitatori a
fare dei tour di 3 ore lungo il fondovalle - www.tseyijeeptour.com).
Ripercorrendo il sentiero a ritroso, ci imbattiamo in una anziana
signora Navajo. Ci fermiamo un momento a parlare con lei in una
lingua improvvisata al momento, poi lei riprende la sua discesa
verso casa: "è là, vedete, proprio dietro quel costone
roccioso! "
Torniamo quindi sulla strada che percorre il South Rim e ci dirigiamo
all'ultimo punto panoramico che dista 30 km da Chinle: Spider
Rock Overlook , dove un impressionante monolito si erge dal basso
verso di noi. Leggiamo sulla guida ufficiale del parco che esso
viene venerato dalla popolazione indiana e che il nome deriva
da una leggenda.
E' già mezzogiorno quindi torniamo a Chinle per mettere
qualche cosa fra i denti e per decidere come proseguirà
il nostro viaggio... a stomaco pieno si ragiona meglio!
Sulle ali dell'entusiasmo decidiamo di andare oltre ciò
che avevamo programmato da casa. Infatti ci dirigiamo verso il
Colorado perchè vogliamo andare a far visita ad altre abitazioni
indiane nel parco di Mesa Verde. Imbocchiamo la strada che percorre
il North Rim del Canyon de Chelly, il cui nome sarebbe più
precisamente Canyon del Muerto, fermandoci velocemente nei punti
panoramici che ci permettono di ammirare ulteriori rovine Anasazi
(Ledge Ruin e Antelope House Overlook) e luoghi di tragici scontri
tra i nativi e i coloni spagnoli (Massacre Cave e Mummy Cave Overlook).
Giungiamo quindi a Tsaile (a 35 km circa da Chinle), all'uscita
del parco, dove prendiamo a Nord verso il confine con il Colorado.
Dopo un'ottantina di km siamo a Four Corners, un punto negli Stati
Uniti dove è possibile avere piedi e mani in ben 4 stati:
Utah, Arizona, New Mexico e Colorado... ottimo esempio di tracciamento
di confini in modo geometrico! Ma proseguiamo perchè il
tempo è poco e il vento alza un polvere incredibile, ci
sembra di essere stati catapultati nella nebbia della Brianza.
Mancano un paio d'ore al tramonto quando giungiamo a Cortez (60
km da Four Corners), nei pressi delle Montagne Rocciose, in Colorado.
Continuiamo sulla strada n160 in direzione Durango, e a 16 km
incontriamo l'unica entrata del Mesa Verde National Park. La strada che conduce agli antichi
insediamenti Anasazi (termine Navajo che significa "antichi nemici")
sale per curve e tornanti fino a 2600 metri. I punti panoramici
si trovano tutti verso la fine del parco. Vi invitiamo a prestare
molta attenzione ai grossi massi che minacciano il percorso dall'alto
delle pareti montuose. La strada è infatti piuttosto pericolosa,
soprattutto nei mesi primaverili quando la neve comincia a sciogliersi
e il terreno diventa instabile. La vegetazione ha un aspetto tetro
a causa dell'incendio spaventoso che ha devastato la zona nel
luglio 2002 (attenzione ai mozziconi!). Abbiamo la fortuna di
godere di queste meraviglie in un periodo ancora caratterizzato
da candide chiazze di neve, e soprattutto con pochi turisti a
disturbare l'incanto del posto. E sì, perchè proprio di un luogo
incantevole si tratta. Lungo le pareti del canyon, più o meno
a mezza costa, all'interno di profonde e ampie nicchie concave,
gli antichi puebloan hanno costruito i loro villaggi in pietra.
All'interno di questi insediamenti risiedevano comunità di circa
80-100 persone. Questi raggruppamenti risalgono all'XI-XIII sec.
e presentano abitazioni a più piani, luoghi sacri (le kivas a
forma circolare), torri (Square Tower House) e ambienti dedicati
alla vita sociale. Gli insediamenti, che si trovano a decine di
metri di altezza, erano collegati al fondovalle per mezzo di scale
in legno o semplicemente attraverso dei buchi nella roccia. Giornalmente
gli uomini scendevano ai piedi del canyon per andare a caccia,
raccogliere bacche e gemme e cercare l'acqua. Si dedicavano inoltre
all'agricoltura, modellavano vasi e utensili con pietre e ossa
e creavano cesti di varie forme e dimensioni. Era una vita molto
faticosa, minacciata oltre che dalle calamità naturali, anche
dalle numerose tribù desiderose di impossessarsi delle risorse
della zona. Durante il XIV sec., a causa di un lungo periodo di
siccità, gli Anasazi furono costretti ad abbandonare le loro dimore
primitive e a scendere a valle. Visitiamo Spruce Tree House
(114 stanze e 8 kivas), l'unico insediamento avvicinabile in questo
periodo dell'anno. Camminiamo per le sue "vie", sbirciamo tra
le finestre delle abitazioni e con l'immaginazione ci caliamo
nei secoli passati, cercando di capire come fosse possibile una
vita in questi luoghi. Il ranger che controlla questo sito ci
fa da cicerone, e ci permette anche di scendere in una kiva coperta,
luogo sacro scavato in profondità, al quale accediamo per mezzo
di una scala in legno. Gli altri siti li osserviamo dall'alto,
dai punti panoramici, e ci impressioniamo e stupiamo per la loro
collocazione e vastità, per la loro architettura sorprendentemente
sofisticata, per i loro dettagli artistici e ancor di più per
l'aurea misteriosa che qui aleggia. Da non perdere è anche il
museo archeologico (Chapin Mesa Archeological Museum) dove scene
e ambienti ricostruiti illustrano e spiegano il modo di vivere
di queste popolazioni. Una vita basata sul duro lavoro e sul continuo
rapporto di complicità e subordinazione con la natura circostante.
Una vita che tanto ci ha affascinato e che ci ha fatto anche un
po' di invidia.
All'interno del parco percorriamo circa 80 km tra andata e ritorno.
Decidiamo di pernottare a Cortez, dove ceniamo in un Subway, tipico
fast-food americano dove è possibile però mangiare
anche cibi salutari, sempre a prezzi contenuti. La città
non offre molto, e comunque siamo sfiniti dal troppo vedere e
viaggiare. Non ci resta che andare a dormire!