Srilanka e Maldive - Abbinamento da favola

"Il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina"

 
galleria fotografica by
Ivan



periodo ottobre 2003
km percorsi ---
costo 1300 circa
(con tour operator)
a cura di... Ivan Sgualdini

 

© Graphicmaps.com ©

   

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La spiaggia del Dickwella. Massaggio Ayurveda.
Tour a Mawella per vedere il “Blow Hole”, il soffione dell'oceano.

24 ottobre 2003 – La nostra prima colazione è alle 8 e 30, nella sala ristorazione dove ieri abbiamo cenato. C’è un bel panorama sulle vetrate che danno verso gli scogli, con l’oceano e le sue possenti onde che creano tanti spruzzi bianchi d’acqua. Il menù è il classico internazionale: thè, latte, caffè, brioche, bacon e salsicciotti per i più forti di stomaco, e così via. I succhi di frutta deludono un po’, nessun paragone con quelli thailandesi! Prima di andar via ci mettiamo d’accordo con Gianna per fare una passeggiata lungo la spiaggia più tardi.
Torniamo in stanza e alle 9 e 30 vediamo alcuni del nostro gruppo passare. Li raggiungiamo e iniziamo la lunga camminata verso l’arco di spiaggia dorata, che parte dal Dickwella e si prolunga per ben tre chilometri fino all’orizzonte . Insieme a noi vengono alcuni ragazzi dell’hotel, e altri tre del posto, i cosiddetti “Beach Boys”. Rimaniamo un po’ allibiti dall’immediato battibecco che nasce tra questi ultimi e Gianna, con varie accuse a tratti anche pesanti per varie vicende successe qualche giorno fa. Cerchiamo, nel limite del possibile, di lasciare estranea la discussione e non rovinarci lo splendido paesaggio che ci circonda. La spiaggia è a tratti larga e a tratti quasi scompare sotto le altissime palme e la fitta vegetazione retrostante, costringendo a camminare piacevolmente sull’acqua calda, quasi a temperatura corporea. C’è molto vento e l’oceano è mosso, per cui non siamo ispirati a fare il bagno anche se il fondale è molto basso e non comporterebbe alcun pericolo. Il sole purtroppo è per la maggior parte del tempo coperto dalle nuvole, ma a tratti, quando viene fuori, regala sul mare splendidi colori con tonalità che vanno dal verde smeraldo all’azzurro più intenso. Non si vede un solo turista su tutta la spiaggia fino all’orizzonte! Ci siamo solo noi e qualche raro singalese del posto che va a pescare, a fare il bagno al proprio cane o una passeggiata romantica con l’ombrellino.
I primi animali che incontriamo sono dei cagnolini, molti cuccioletti e altri un po’ più grandi, che vivono liberamente sulla spiaggia. Sono ovviamente randagi, e non devono avere vita facile visto che presentano evidenti segni di malattie. Meglio non accarezzarli per il momento, anche se poverini paiono innocui. Poi ci imbattiamo in un paio di mucche ferme, chissà, magari a prendere il sole. Non mi era ancora mai capitato di vederle in mezzo ad una spiaggia!
Nel frattempo i battibecchi continuano e i Beach Boys tentano assiduamente di parlare anche con noi, sostenendo la loro buona fede e il fatto che non siano imbroglioni. Una situazione un po’ difficile di cui non ci sentiamo di dare né giudizio né critica, dal momento che siamo appena arrivati e non conosciamo le regole di questi posti! Nel dubbio cerchiamo ancora di evitarli e non dare confidenza. Siamo colpiti comunque dal fatto che anche loro parlino bene l’italiano, con discreta conoscenza della grammatica ed un ampio vocabolario.
Il prossimo appuntamento con la fauna locale è il macaco col berretto, una bertuccia molto comune nello Sri Lanka. Ce ne sono due per l’esattezza, legate ad una corda su un ramo di un albero: una beve da una specie di biberon e l’altra ci osserva indifferente. Chiediamo ad uno dei Beach Boys fianco a noi perché siano legate, poiché è evidente che ci balena subito per prima l’idea che siano messe lì apposta per i turisti. Risponde che non è così, sono là per altri motivi e presto verranno liberate come prima. Non è del tutto convincente, però gli diamo fiducia potrebbe anche aver ragione.
Rimaniamo un po’ dietro al gruppo, rallentati dalle numerose foto e riprese che sono d’obbligo. Li raggiungiamo dopo un po’, fermi ad ammirare un enorme riccio, piuttosto diverso dai nostri, con lunghissime aculei neri. Ci viene mostrato anche come si crea una resistentissima corda fatta con la peluria del guscio della noce di cocco, di cui non viene per sprecato proprio niente.
Passiamo alcune barche e casette di pescatori e arriviamo alla fine della spiaggia, ammirando tutto il golfo fino all’orizzonte, dalla parte opposta, dove si scorge chiaramente la pittoresca architettura del Dickwella. Franca è l’unica coraggiosa a farsi il bagno nonostante il vento, mentre il resto del gruppo, compresi noi, si accontenta di chiacchierare e guardare il bel panorama.
Si torna indietro, non prima però di osservare una stupenda aquila di mare che sorvola l’oceano in cerca del bottino quotidiano. Il resto del gruppo va avanti mentre io e Ste sostiamo diversi minuti estasiati da questo magnifico esemplare, che riesco a riprendere bene (e soprattutto a vedere!) con la mia videocamera digitale, la quale con uno zoom 20x è utilizzabile praticamente anche come binocolo!
Stavolta rimaniamo davvero molto arretrati e restano con noi solo i due Beach Boys, due ragazzi appena sopra la ventina che si chiamano Gian e Upal. La loro conoscenza dell’italiano è sorprendente e così, anche se all’inizio con un po’ di diffidenza e malavoglia, intraprendiamo un lungo discorso approfondito sui loro usi e costumi. Ci spiegano che sono pescatori, ma al di fuori degli orari di pesca cercano di arrotondare qualcosa con i clienti del Dickwella. Non sono né procacciatori né venditori, fanno semplicemente da accompagnatori, ma sono in grado di procurare, a richiesta, quasi ogni cosa. Il loro modo di vivere è molto essenziale, hanno i beni di primaria necessità e lo stato li aiuta, distribuendo riso, vestiti di scuola per i bambini e così via. Ce lo spiegano appunto mentre passiamo di fronte ad un piazzale retrostante la spiaggia, dove una folla di gente aspetta in file ascoltando una voce al megafono. Nello stesso posto domani si svolgerà il mercato. Purtroppo tutto il mondo è paese e anche qua la politica gioca un ruolo a doppia faccia. Gli aiuti arrivano soprattutto in periodo elettorale, coinvolgendo molto donne e bambini che stanno in genere più in casa, mentre gli uomini sanno bene che una volta passate le elezioni tutto tornerà come prima. Rispondiamo a dovere con quello che succede in Italia, anche noi abbiamo i nostri problemi, anche se ad un livello diverso.
Torniamo al Dickwella verso mezzogiorno, e mentre i nostri compagni stanno facendo il bagno a mare ed alcuni in piscina, noi prendiamo la via dei massaggi Ayurveda. Visto che la prima prova è gratuita, approfittiamone subito! Incontriamo il medico all’ingresso che ci invita cortesemente ad entrare. E’ una persona gentile, giovanile e molto preparata. Spiega alcuni trattamenti e propone dei pacchetti interessanti, poi ci fa accomodare all’interno. Qua si usa ancora separare le donne dagli uomini e così io entro in una camera con il mio massaggiatore e Ste entra in un’altra a fianco con una massaggiatrice. Ogni particolare è mirato a portare un senso di relax fisico e mentale, come i dipinti sulle pareti e la dolce musica in sottofondo. Il massaggio inizia spalmando sulla parte interessata, in questo caso i piedi, un olio profumato, che dopo qualche minuto provoca una sensazione di freschezza sulla pelle del tutto simile a quella del balsamo di tigre, ovvero l’equivalente di una caramella alla menta exraforte per la gola. Il massaggio è proprio rilassante, molto più delicato di quello thailandese, e termina dopo un quarto d’ora circa. Assicuriamo al dottore che torneremo senza ombra di dubbio a provare qualcosa di più serio, e lasciamo il centro Ayurvedico ormai ora di pranzo.
Alle tre pomeridiane in punto raggiungiamo la reception insieme a tutto il gruppo. Aspettiamo il pulmino con Gianfranco per il tour a Mawella, che ci è stato proposto all’economico prezzo di dieci euro a persona. Il conducente si fa attendere, e dopo mezz’ora di ritardo finalmente partiamo. La prima meta è la casa di Flavio, un italiano (ci spiega Gianfranco) che ha investito qui nello Sri Lanka comprandosi un magnifico terreno con visuale mozzafiato ed ha costruito una casa con piscina a dir poco invidiabile. Per arrivarci percorriamo una strada sterrata stretta molto suggestiva, piena di buche e a strapiombo sulla costa. Rimaniamo davvero colpiti dal panorama una volta entrati nella proprietà di Flavio. La tenuta sorge su un colle verde con alte palme, con il panorama sull’oceano e su un isolotto collegato alla terraferma da un istmo di spiaggia che pare, durante l’alta marea, persino scomparire . Il mare è molto mosso sulla parte destra dell’istmo e più calmo sulla sinistra. E’ qui che faremo un po’ di snorkelling.
Scendiamo un piccolo sentiero che porta alla spiaggia, dove troviamo diverse barche di pescatori con i relativi proprietari, incuriositi. Il cielo però è molto minaccioso e non tarda più di qualche minuto a scendere giù il diluvio! A questo punto ci dividiamo: io scelgo la nuotata con maschera e pinne seguendo gli incitamenti di Gianfranco, mentre Stefania insieme a qualche altro del gruppo si ripara in una capannina dei pescatori che ci guardano sempre più meravigliati.
Con il mare mosso, come prevedibile, la visibilità sott’acqua è piuttosto limitata, però riesco a vedere nel mio primo snorkelling di questo viaggio qualcosina di interessante. Dopo una mezz’oretta usciamo e la pioggia e già finita. Risaliamo a casa di Flavio e troviamo il resto del gruppo alle prese con la bertuccia addomesticata di nome Rudi . E’ un macaco col berretto per la precisione, basta tendergli le braccia e salta sopra, mettendosi a pulire teneramente la pelle in segno d’affetto. Stefania è tutta entusiasta di questa simpatico animale che le salta addosso diverse volte, mentre io non manco di riprendere e fotografare questi momenti esilaranti.
Si fa ora di andar via, dopo una doverosa chiacchierata con Flavio che racconta le sue disavventure sulla casa per problemi di titolarità, imbrogli e difficoltà in genere nell’acquistare e mantenere una proprietà all’estero in un paese così diverso dal nostro come lo Sri Lanka. Non è stato facile insomma, ma il posto è stupendo e direi che ne è valsa la pena!
Durante il rientro in pulmino sostiamo a grande richiesta di Gabriella e del gruppo in un villaggio di pescatori sulla spiaggia, che stanno appena rientrando con un grosso bottino di bestioni. Li scaricano dalle barche e li poggiano in terra su un apposito spiazzo. Si riconoscono dei tonni, ma non saprei dire altre specie…
Proseguiamo per Mawella, un altro villaggio diventato turistico per via del cosiddetto “Blow Hole”, il soffione dell’oceano , raro fenomeno conosciuto in soli dodici posti sul pianeta, di cui questo è il secondo per importanza. Così cita la Lonely Planet e noi ci crediamo per potercene vantare! Il tutto non è niente di più che un alto e potente spruzzo dell’oceano, il quale fuoriesce prepotentemente da una crepa sugli scogli (un vero e proprio buco) con la forte pressione che si crea a seconda delle onde e della corrente oceanica. Pare che nei periodi migliori possa raggiungere i 25 metri di altezza, che sono davvero tanti!
Parcheggiamo nei pressi del villaggio e siamo immediatamente circondati dai bambini, mentre i singalesi dietro le innumerevoli bancarelle ci invitano a comprare ogni genere di cosa. C’è molta sporcizia per terra ed il terreno è un po’ fangoso. Seguiamo a piedi la strada principale che porta fuori dal paese verso la costa mentre inizia di nuovo a piovere, per fortuna solo per qualche minuto.
Una salita a gradoni, caratteristica per il colore rosso della terra che stacca nettamente con tutto il verde circostante della prepotente e fitta vegetazione, porta in cima ad un promontorio, con la costa a strapiombo sull’oceano. Il paesaggio è molto bello non c’è che dire. Una folla di persone attende con ansia che il soffione spruzzi via dal buco. Mi sorprende che in realtà siano tutti singalesi, non ci sono turisti stranieri tranne noi e ho la chiara certezza ormai, dopo appena un giorno, che il turismo in questa zona all’estremo sud dello Sri Lanka, soprattutto in questo periodo, è una rarità quanto il Blow Hole stesso.
Il mare sembra calmo e la corrente trasversale per cui l’attesa si fa più lunga del previsto. Lascio la mia fotocamera digitale a Stefania e mi dedico alle riprese della costa, rimanendo stupito dalla vista in lontananza di un pavone solitario tra gli scogli.
Finalmente arriva il soffione tra la gioia e le urla di tutti! E’ davvero emozionante, lo spruzzo è alto, bianchissimo e preceduto da un fragoroso boato. Se ne susseguono diversi uno dietro l’altro, aumentando la nostra gratificazione per l’attesa. Sia io che Stefania riusciamo a riprenderlo davvero bene con la macchina fotografica e la videocamera, sarà un bel ricordo!
Non resta che tornare dunque al Dickwella, a pochi chilometri di strada da Mawella. Durante la passeggiata di rientro al pulmino, ci soffermiamo in qualche bancarella ad ammirare incuriositi i souvenir e la cucina di pesce. Scattiamo qualche foto con i bambini locali, che appaiono estasiati quando le mostro a loro un attimo dopo nel display della mia fotocamera digitale. Chissà quale meraviglia tecnologica penseranno che sia, eppure rimango io stesso stupito subito dopo dal fatto che in realtà sono molto più organizzati del previsto! Arriva un bambino che consegna a me e Franca, anche lei con una videocamera digitale che scatta foto, il suo indirizzo in singalese per spedirgliele! Quasi commossi dal sorriso di questi bambini, io e Ste promettiamo senz’altro di mandargliele quando torneremo a casa. Gianfranco ci suggerisce tra l’altro, se vogliamo donare loro qualcosa, di dare caramelle o penne per scuola, ma non soldi. Sono perfettamente d’accordo: dare soldi abitua la gente a chiedere e a vivere di elemosina. E già molti lo fanno. Mi viene in mente lo stipendio di venti dollari di un povero pescatore, e penso che se ogni turista lasciasse pochi centesimi di euro a testa a chi chiede l’elemosina, questi camperebbero senza far nulla a dispetto di chi invece suda per guadagnarsi da vivere. Questo non è un paese che ha carenza di risorse primarie come ne può avere uno africano tipo l’Etiopia, tanto per fare un esempio. Qui c’è acqua, terra fertile da coltivare, mare ricco di pesci. La loro povertà è assai diversa, e in ogni caso quello che noi intendiamo per “povertà” è alquanto soggettivo. Non si può negare che il loro stile di vita sia per molti del tutto essenziale, ma questa gente vive comunque in modo molto più naturale e semplice di noi. Quei bambini che ridono e giocano sulla spiaggia del Dickwella tutto il giorno, per esempio, vivono in quella che per noi è la tipica immagine di un paradiso tropicale, e per quanto io li possa vedere “poveri” credo fermamente allo stesso tempo che siano felici. Lo leggo nei loro volti. Chi dice e chi può assicurare che l’arrivo del progresso, delle nostre diavolerie tecnologiche, dei soldi e dell’influenza occidentale, tanto per intenderci, porti davvero maggiore benestare e soprattutto felicità da queste parti?
Mentre queste riflessioni mi balenano alla mente, mi rendo conto che forse conosco ancora troppo poco di questo posto per poter dare giudizi, meglio aspettare i prossimi giorni! Arriviamo al Dickwella alle 18 e 30, giusto in tempo per riposare un po’ e andare a cena. Una succulenta cena stasera, a base di aragosta e pesce per la modica cifra di venti euro a persona. Dopo gli antipasti di mare, viene servito un bel piatto di spaghetti ai granchi. E che granchi! Me ne ritrovo quasi uno intero sul piatto con delle enormi chele più grandi di una cesoia! Poi arrivano in sequenza metà aragosta bollita, il sorbetto e l’altra metà aragosta arrosto con sughi speziati, dopodiché il nostro stomaco non ce la fa davvero più!
Soddisfatti dalla cena ci aspetta lo simpatico spettacolo di cabaret, come ieri al teatrino sulla terrazza, che vede stavolta gli animatori impegnati in alcuni sketch e barzellette.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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