
"LA VITA E' UN VIAGGIO, VIAGGIARE
E' VIVERE DUE VOLTE"
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| periodo |
2002 (20 anni dopo la guerra) |
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| km percorsi |
brevi spostamenti interni |
| costo |
elevato |
| a cura di... |
Vincenzo |

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Il mio viaggio e gli appunti
Il fatto che esista un solo
volo la settimana (il secondo parte da un aeroporto militare inglese)
la dice lunga sull'arcipelago delle Falkland: un luogo remoto presente
più nella memoria storica che come entità geografica
ben definita.
A bordo del 737 della compagnia di bandiera cilena che lo raggiunge
il numero dei passeggeri si assottiglia man mano che, lungo la Cordigliera
delle Ande, si avvicendano gli scali. Ci si guarda attorno, con
fare quasi furtivo, per indovinare quali dei passeggeri superstiti
arriveranno fino alla destinazione finale. A Punta Arenas, ultimo
scalo in territorio cileno, si adempiono le formalità doganali
prima di lasciare il continente e spiccare il balzo finale che,
dopo circa seicento chilometri di mare, porta all'arcipelago delle
Falkland. Il pilota, in avvicinamento, raccomanda di non effettuare
riprese fotografiche. Il Mount Pleasant Airport rivela, inequivocabilmente,
la sua natura militare circondato com'è da hangar, dalle
cui bocche occhieggiano le forme aggressive dei Tornado in assetto
da combattimento, da mezzi cingolati, mantenuti in perfetta efficienza
lungo le piste, da casematte che, ben dissimulate, punteggiano la
campagna circostante. Di fatto lo stato di tensione con la vicina
Argentina non si è mai del tutto spento. Si respira un'aria
di allerta che scompare, in ogni modo, non appena ci si allontana
per percorrere le 30 miglia che lo separano dalla capitale.
Impressione disorientante. In poco più di un'ora l'atmosfera
sudamericana, carica di ritmi e colori, scompare per lasciare spazio
a una condizione ambientale prettamente britannica. Il personale
dell’aeroporto indossa camicie bianche immacolate, pantaloni
neri e scarpe lucide, i vialetti sono cinti da siepi ben curate,
la segnaletica è molto precisa: un altro mondo, insomma.
I civili che abitano l'arcipelago sono circa 2.200, mentre il personale
militare, che dalla madre patria si avvicenda nell'aeroporto e vive,
nel suo ambito, in una vera e propria cittadella, consta di circa
2.300 unità. La proporzione è quindi di oltre un militare
(comunemente chiamati squaddie) per ogni civile, circostanza
che incide non poco sul bilancio del Regno Unito.
L'aspetto della campagna
è molto simile a quello delle highlands scozzesi, con minuscoli
insediamenti rurali collocati su dolci pendii coperti da erica bassa,
inframmezzati da laghi sottili dove, durante i week-end, gli sportivi
del luogo amano pescare. E’ l'unica forma di pesca praticata
dagli abitanti delle Falkland; quella industriale, viene delegata,
invece, a coreani e giapponesi che, in cambio dello sfruttamento
delle acque territoriali, versano notevoli somme al Governo locale.
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Stanley, la capitale, fondata nel 1844, affacciata in posizione
protetta su un lungo e stretto braccio di mare ,
per la verità non è altro che un piccolo borgo dalle
case multicolori, dotato di ospedale, scuola, ufficio postale, supermercato,
due chiese e un museo. Ci sono anche una stazione di polizia, una
mezza dozzina di chioschi, qualche pub, pochi alberghi e ancora
meno ristoranti e, ovviamente, l'immancabile nastro verde del turf
per le corse dei cavalli, altrimenti che Inghilterra sarebbe. Tradizione
anglosassone che traspare anche dagli ampi orti antistanti le case,
coltivati a verdura e abbelliti dagli immancabili e coloratissimi
lupini .
Il boom edilizio, verificatosi dopo la guerra, non ha stravolto
l'atmosfera decisamente familiare e rurale che vi si respira; non
esiste un semaforo né tantomeno un cinema o un teatro, però
i nomi delle poche vie che la attraversano non mancano di qualche
pretesa come: Fitzroy Road, Shakleton Drive, Ross Road, tutti traggono
la loro origine da personaggi storici. Immancabile una visita al
Palazzo del Governo, residenza dei Governatori nominati dalla corona
britannica fin dalla metà del XIX secolo. Poco distante la
Christ Church Cathedral, collocata in prossimità del monumento
costituito da quattro ossa di balena, che commemora il centenario
del dominio britannico sull’arcipelago, celebrato nel 1933.
Sul fondo del lungomare, sul quale si affacciano le sette miglia
del fronte del porto, giacciono, talora affioranti, i relitti di
oltre una ventina d'imbarcazioni che non ebbero fortuna nel tentativo
di doppiare il famigerato Capo Horn; in questo canale riparavano
le navi che avevano incontrato un mare troppo inclemente e a questa
prerogativa è dovuta l'origine della cittadina.
Le abitazioni
di questo arcipelago sono molto accoglienti e intime. Nel vestibolo,
quasi fosse un rito, ci si spoglia degli indumenti più pesanti
e, prima di accedere all'abitazione vera e propria, si lasciano
le scarpe: il fango, provocato dal clima spesso piovoso, impone
questa abitudine per mantenere pulite le moquette che, secondo la
tradizione anglosassone, rivestono i pavimenti.
La sera, all'ora di cena, si ascolta con attenzione la radio locale
che trasmette, per gli utenti dei voli interni del giorno seguente,
i nomi dei passeggeri con l' orario approssimativo del decollo,
sempre subordinato alle condizioni meteorologiche. A tale proposito
occorre dire che I piloti delle Falkland sono abilissimi a sfidare
la furia degli elementi a bordo dei bimotori Norman-Britten Islander,
a otto/dieci posti dipinti, nella tipica livrea rossa. Sono in grado
di decollare o atterrare, spesso anche sotto raffica, in uno dei
quaranta campi di volo sparsi sulle isole, sempre ricavati su un
verdissimo prato, con accanto una manica a vento mai ferma. A causa
del fondo erboso delle piste, che accettano un peso limitato, viene
pesato, oltre al passeggero, anche il bagaglio che non deve superare
i 14 chilogrammi. Per l'eccedenza si paga un tanto al chilo.
Se per aria si va con i bimotori, per terra sono di rigore le Land
Rover. E il motivo è evidente: la porzione di strada asfaltata
sull' East Falkland, l'isola principale nota con il nome di Lafonia,
non supera i 40 km. Il resto è, nella migliore delle ipotesi,
costituito da strada sterrata, altrimenti ci si deve accontentare
di piste attraverso la campagna, appena tracciate e molto accidentate,
che mettono a dura prova le sospensioni delle jeep e, soprattutto,
la schiena dei loro occupanti. Le poche vere auto circolanti sono
i taxi, che prestano servizio tra Stanley e l'aeroporto, e le vetture
della Polizia, che si limita a dare qualche rara contravvenzione
per eccesso di velocità o a fermare, in ancor più
rare occasioni, qualche portuale in stato di ubriachezza. Per il
resto l'Arcipelago è uno dei luoghi più pacifici e
tranquilli del globo.
Circa 1.700 gli abitanti residenti in città, i restanti 500
vivono in campagna
o sparsi nelle oltre settecento isole di cui l'arcipelago si compone,
alcune delle quali non sono altro che minuscoli lembi di terra sparsi
nell'oceano. Questa parte di territorio, all’esterno della
città di Stanley, prende indistintamente il nome di camp,
dal vocabolo spagnolo "campo", che sta per campagna.
Gli abitanti delle Falkland, che ovviamente si conoscono tutti,
vantano per la maggioranza origine inglese. Discendono da allevatori
di pecore provenienti dalla Scozia, che hanno mantenuto tuttora
la tradizione con oltre 700 mila capi
presenti nelle varie fattorie, dislocate qua e là sulle isole.
Recentemente si è scoperto che esistono vasti giacimenti
di petrolio e gas naturale, imprigionati nelle formazioni geologiche
del fondo marino, ma finora non ne è stato iniziato lo sfruttamento.
La vita qui scorre in modo semplice e tranquillo: gli adulti svolgono
le loro attività, legate per lo più ai pochi servizi
esistenti, alla campagna o alla aziende ovine. Per i giovani ci
sono le scuole fino alle superiori, mentre chi vuole andare all'Università
si trasferisce, nella maggioranza dei casi, a Londra. A tale proposito
una nota curiosa: gli abitanti che hanno superato la cinquantina,
quando rientrano in Inghilterra, dicono: "I go home",
torno a casa, anche se di fatto non possiedono una casa e vanno
semplicemente a trovare parenti, amici o a fare shopping. I giovani,
invece, usano l'espressione: "Vado in Gran Bretagna",
ciò a significare che trovano una maggiore identità
nell'appartenere alle Falkland, che non all'Inghilterra, che appare
loro alquanto lontana. I ritmi rallentati e la mancanza di grandi
distrazioni portano a una grande disponibilità al colloquio:
gli scambi frettolosi sono banditi e tutto si svolge in modo gradevolmente
informale, contrariamente a quanto avviene in Gran Bretagna. Occorre
indubbiamente una grande ricchezza interiore per vivere in un ambiente
così rarefatto ed estremo.
La sensazione di terra di frontiera è acuita dalla limitatezza
delle vie di comunicazione, dai collegamenti tra le varie isole
che avvengono quasi unicamente per via aerea, dalla scarsa densità
abitativa e alla sempre vigile presenza dei militari. Il giorno
di Natale, per fare un esempio, tre Tornado passano in pattuglia
sopra ogni isola per salutarne gli abitanti. Spesso, poi, le comunicazioni
tra le isole minori avvengono via radio, a far capire quanto sia
remota questa terra: un po’ come in Papua o nell'outback australiano.
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