Lunedì 12 giugno - Cape Town e le township - 50 km
Ore 6.45, la sveglia suona.
E’ presto, molto presto, ma al primo beep, Roby e Garby
sono già fuori dal letto, pronti per la loro prima passeggiata
panoramica… la cima di Lion’s Head li attende. Ma
il sogno si infrange contro la coltre di nubi che avvolge la montagna
e rende triste il paesaggio fuori dalla finestra. Piove, il cielo
è di uno di quei grigi che non danno speranza… non
rimane altro che tornare a letto e recuperare qualche ora di sonno.
Ci risvegliamo tutti quattro alle 9 e 15, giusto in tempo per
non perdere la colazione della nostra guest house. La pioggia
non accenna a diminuire. Raggiungiamo il Waterfront
dove ci consoliamo spendendo un po’ di soldi nei diversi
negozietti. Compriamo collane, bracciali in legno, copricuscini
in stile afro, quadretti con elefanti e qualche cartolina! La
pioggia aumenta, quindi dobbiamo rinunciare all’escursione
in traghetto a Robben Island, l’isola che si trova ad una
decina di chilometri a largo del Waterfront, utilizzata come luogo
di detenzione ai tempi dell’Apartheid. Qui è stato
prigioniero Nelson Mandela per ben 27 anni.
Ci rifugiamo perciò in un caffè dove speriamo di
tirarci su con un bell’espresso. Il gestore del locale è
un ragazzo italiano che si è trasferito qui da alcuni anni.
Tra una chiacchiera e l’altra tiriamo le 13.30, l’ora
in cui è fissato il nostro appuntamento con il pulmino
del Sam’s Cultural Tour per la visita accompagnata
alle townships (290 R a testa). Incontriamo la nostra guida, che
non è Sam ma Godfrey, un suo dipendente, di fronte all’ingresso
dell’Acquario. Godfrey è un ragazzo di 25 anni, simpatico
ma un po’ malinconico. E’ nato a Langa, dove vive
tuttora con la sua bimba di tre anni. Langa, che significa “sole”,
è la township più antica e più piccola, ed
anche la prima che visitiamo, dopo una sosta al District
Six Museum. La visita a questo museo si rivela molto
interessante perché introduce alla storia degli ultimi
decenni della città. Il museo è stato allestito
dagli ex-abitanti del distretto, costretti ad abbandonarlo dal
1966, quando è stato dichiarato white area. Il District
Six nasce nel 1867 come sesto distretto di Cape Town. Qui viveva
una comunità mista di schiavi liberati, mercanti, artigiani,
immigranti, allontanati dal centro cittadino perché ritenuti
portatori delle peste bubbonica. All’inizio del XX secolo
comincia però il processo di rimozione di tutti i non bianchi
dal distretto, un processo che si è concluso solo nel 1982,
con l’ingresso dei bulldozers che hanno raso al suolo il
quartiere. Nel museo ci sono gigantografie, fotografie, immagini,
ritagli di giornali, ricostruzioni di ambienti che illustrano
quanto accaduto in questi anni. Lasciamo questo posto provando
un certo malessere… tutto ciò è accaduto solo
pochi decenni fa.
Trascorriamo il resto del pomeriggio spostandoci col pulmino da
una township all’altra. Visitiamo Langa
, dove ci addentriamo
in un ostello in cui alloggiano centinaia di persone. Entriamo
in una casa di quattro locali fatiscenti dove vivono quattro famiglie
diverse. In tutto 16 persone, ma a quest’ora ci sono solo
una ragazza e i bambini che giocano con dei vestiti vecchi. Sembrano
contenti di vederci anche se non ci filano più di tanto.
All’esterno c’è una piccola bancarella dove
compriamo qualche statuina, e di fronte c’è un negozietto
dove compriamo delle caramelle per i bambini. In men che non si
dica ci troviamo circondati da decine di mani allungate verso
di noi per avere un piccolo dolcetto. Visitiamo un Community Center
allestito da alcuni volontari che tengono dei corsi di ceramica,
pittura e altro a cui partecipano ragazzi delle township senza
lavoro e senza titolo di studio. E’ un modo per creare delle
opportunità di guadagno per queste persone e sembra che
stia dando i suoi frutti. Visitiamo poi la township di Khayelitsha,
e qui veniamo invitati nell’orrendo e quasi macabro “ambulatorio”
dell’erbalista-stregone. Un posto davvero inquietante! L’ultima
sosta è stata all’asilo nido, dove c’erano
una trentine di bambini dai 6 mesi ai tre anni con due maestre.
Lascio alla vostra immaginazione l’odore e la descrizione
dell’ambiente. Ci hanno fatto una gran festa. Un bambino
voleva stare a tutti i costi in braccio a Gabriele. Ogni volta
che lo appoggiava per terra cominciava a piangere. Come regalino
gli ha fatto un goccio di pipì sul braccio!
Alle 17.30 il nostro tour finisce, salutiamo Godfrey e torniamo
alla nostra Guest House… una doccia è proprio quello
che ci vuole. Dopo l’esperienza in Namibia, eravamo sicuri
che questo tipo di escursione non poteva che rivelarsi interessante
e coinvolgente, ed infatti lo è proprio stata. Non fatevi
spaventare dai consigli dei bianchi che dicono di stare lontani
da quei luoghi perché pericolosi (sono i consigli delle
persone bianche di una certa età). Noi non ci siamo sentiti
un solo secondo in pericolo, anzi, abbiamo incontrato persone
solari, orgogliose, determinate, dignitose e piene di voglia di
riscossa.
Torniamo al Waterfront per la cena,
e che cena, un tripudio di gamberi, molluschi, cozze, filetti
dei pesci più diversi, vino bianco a volontà e un
magnifico dolce (Ocean Basket, piano di sopra del Waterfront,
480 R in quattro, non perdetevelo per nessuna ragione al mondo!).
Dopo cena abbiamo guardato la prima partita dei mondiali giocata
dall’Italia contro il Ghana allo Sport Cafè. E’
stata una serata molto divertente, non solo perché abbiamo
vinto, ma soprattutto per l’atmosfera internazionale che
si respirava. Vuoi mettere veder vincere l’Italia in mezzo
a tifosi inglesi, francesi, americani e africani!