Sudafrica: La Nazione Arcobaleno

"Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre,
ma nell'avere nuovi occhi." (Voltaire)


 
la galleria fotografica
by Sysa


 

periodo 10-26 giugno 2006
km percorsi  
costo da 2000 euro a testa
a cura di... Eva, Roby, Katia, Gabry

 

© Graphicmaps.com ©

 

   


Lunedì 12 giugno - Cape Town e le township - 50 km

Ore 6.45, la sveglia suona. E’ presto, molto presto, ma al primo beep, Roby e Garby sono già fuori dal letto, pronti per la loro prima passeggiata panoramica… la cima di Lion’s Head li attende. Ma il sogno si infrange contro la coltre di nubi che avvolge la montagna e rende triste il paesaggio fuori dalla finestra. Piove, il cielo è di uno di quei grigi che non danno speranza… non rimane altro che tornare a letto e recuperare qualche ora di sonno. Ci risvegliamo tutti quattro alle 9 e 15, giusto in tempo per non perdere la colazione della nostra guest house. La pioggia non accenna a diminuire. Raggiungiamo il Waterfront dove ci consoliamo spendendo un po’ di soldi nei diversi negozietti. Compriamo collane, bracciali in legno, copricuscini in stile afro, quadretti con elefanti e qualche cartolina! La pioggia aumenta, quindi dobbiamo rinunciare all’escursione in traghetto a Robben Island, l’isola che si trova ad una decina di chilometri a largo del Waterfront, utilizzata come luogo di detenzione ai tempi dell’Apartheid. Qui è stato prigioniero Nelson Mandela per ben 27 anni.
Ci rifugiamo perciò in un caffè dove speriamo di tirarci su con un bell’espresso. Il gestore del locale è un ragazzo italiano che si è trasferito qui da alcuni anni. Tra una chiacchiera e l’altra tiriamo le 13.30, l’ora in cui è fissato il nostro appuntamento con il pulmino del Sam’s Cultural Tour per la visita accompagnata alle townships (290 R a testa). Incontriamo la nostra guida, che non è Sam ma Godfrey, un suo dipendente, di fronte all’ingresso dell’Acquario. Godfrey è un ragazzo di 25 anni, simpatico ma un po’ malinconico. E’ nato a Langa, dove vive tuttora con la sua bimba di tre anni. Langa, che significa “sole”, è la township più antica e più piccola, ed anche la prima che visitiamo, dopo una sosta al District Six Museum. La visita a questo museo si rivela molto interessante perché introduce alla storia degli ultimi decenni della città. Il museo è stato allestito dagli ex-abitanti del distretto, costretti ad abbandonarlo dal 1966, quando è stato dichiarato white area. Il District Six nasce nel 1867 come sesto distretto di Cape Town. Qui viveva una comunità mista di schiavi liberati, mercanti, artigiani, immigranti, allontanati dal centro cittadino perché ritenuti portatori delle peste bubbonica. All’inizio del XX secolo comincia però il processo di rimozione di tutti i non bianchi dal distretto, un processo che si è concluso solo nel 1982, con l’ingresso dei bulldozers che hanno raso al suolo il quartiere. Nel museo ci sono gigantografie, fotografie, immagini, ritagli di giornali, ricostruzioni di ambienti che illustrano quanto accaduto in questi anni. Lasciamo questo posto provando un certo malessere… tutto ciò è accaduto solo pochi decenni fa.
Trascorriamo il resto del pomeriggio spostandoci col pulmino da una township all’altra. Visitiamo Langa , dove ci addentriamo in un ostello in cui alloggiano centinaia di persone. Entriamo in una casa di quattro locali fatiscenti dove vivono quattro famiglie diverse. In tutto 16 persone, ma a quest’ora ci sono solo una ragazza e i bambini che giocano con dei vestiti vecchi. Sembrano contenti di vederci anche se non ci filano più di tanto. All’esterno c’è una piccola bancarella dove compriamo qualche statuina, e di fronte c’è un negozietto dove compriamo delle caramelle per i bambini. In men che non si dica ci troviamo circondati da decine di mani allungate verso di noi per avere un piccolo dolcetto. Visitiamo un Community Center allestito da alcuni volontari che tengono dei corsi di ceramica, pittura e altro a cui partecipano ragazzi delle township senza lavoro e senza titolo di studio. E’ un modo per creare delle opportunità di guadagno per queste persone e sembra che stia dando i suoi frutti. Visitiamo poi la township di Khayelitsha, e qui veniamo invitati nell’orrendo e quasi macabro “ambulatorio” dell’erbalista-stregone. Un posto davvero inquietante! L’ultima sosta è stata all’asilo nido, dove c’erano una trentine di bambini dai 6 mesi ai tre anni con due maestre. Lascio alla vostra immaginazione l’odore e la descrizione dell’ambiente. Ci hanno fatto una gran festa. Un bambino voleva stare a tutti i costi in braccio a Gabriele. Ogni volta che lo appoggiava per terra cominciava a piangere. Come regalino gli ha fatto un goccio di pipì sul braccio!
Alle 17.30 il nostro tour finisce, salutiamo Godfrey e torniamo alla nostra Guest House… una doccia è proprio quello che ci vuole. Dopo l’esperienza in Namibia, eravamo sicuri che questo tipo di escursione non poteva che rivelarsi interessante e coinvolgente, ed infatti lo è proprio stata. Non fatevi spaventare dai consigli dei bianchi che dicono di stare lontani da quei luoghi perché pericolosi (sono i consigli delle persone bianche di una certa età). Noi non ci siamo sentiti un solo secondo in pericolo, anzi, abbiamo incontrato persone solari, orgogliose, determinate, dignitose e piene di voglia di riscossa.

Torniamo al Waterfront per la cena, e che cena, un tripudio di gamberi, molluschi, cozze, filetti dei pesci più diversi, vino bianco a volontà e un magnifico dolce (Ocean Basket, piano di sopra del Waterfront, 480 R in quattro, non perdetevelo per nessuna ragione al mondo!). Dopo cena abbiamo guardato la prima partita dei mondiali giocata dall’Italia contro il Ghana allo Sport Cafè. E’ stata una serata molto divertente, non solo perché abbiamo vinto, ma soprattutto per l’atmosfera internazionale che si respirava. Vuoi mettere veder vincere l’Italia in mezzo a tifosi inglesi, francesi, americani e africani!


 



... PROSEGUI IL RACCONTO

PER VEDERE TUTTE LE IMMAGINI DI QUESTO VIAGGIO CLICCA QUI