
"UN ALTRA AFRICA E' POSSIBILE, UN'AFRICA RICONCILIATA CON SE STESSA,
CHE DISPONE PIENAMENTE DELLA FACOLTA' DI PENSARE IL PROPRIO AVVENIRE
E DI PRODURRE SIGNIFICATO" (AMInata TRAORE')
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la
galleria fotografica
by Sysa
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| periodo |
15 aprile - 2 maggio 2004 |
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| km percorsi |
5500 |
| costo |
da 2500 euro
a testa |
| a cura di... |
Eva, Roby,
Davide, Sonia |

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15 e 16 aprile
volo aereo con arrivo a Windhoek
Partiamo in serata
da Milano, con scalo Francoforte, e arriviamo la mattina successiva
a Johannesburg, dopo l'ultimo volo ci porterà a Windhoek.
A mezzogiorno siamo in aereoporto, ci accoglie la ragazza della
società privata che ci noleggia il fuoristrada. L'aereoporto
dista circa 40 kilometri dal centro città. Sistemati i
bagagli sul fuoristrada che ci accompagnerà per le due
settimane di viaggio, ci rechiamo in albergo. Alla sera usciamo
per una prima, ottima, cena. Andiamo al "La Marmitte"
in Independece Avenue. Ci era stato consigliato di non girare
troppo da soli alla sera in città, potrebbe essere pericoloso.
Noi sbadatamente gironzoliamo come se niente fosse, in effetti
si rivela tutto tranquillo.
PERNOTTAMENTO:
Rivendell, 40 Beethoven Street - P.O. Box 5142 (a 1 km da independence
avenue)
Tel: ++ 264 61 25000 (semplice, con abbondante colazione e situato
in un ottimo quartiere poco distante dal centro)
Email: havens@mweb.com.na - Sito: http://www.rivendell-namibia.com/
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17 aprile
Windhoek - Rehoboth - Kalahari - Keetmanshoop
km 700
Dopo una colazione sostanziosa
preparataci da Veronica, la graziosa ragazza che lavora presso
il Rivendell, partiamo di buon ora in direzione sud. Imbocchiamo
la B1, la principale "autostrada" namibiana che percorre
il Paese da nord a sud, una delle poche strade asfaltate esistenti.
La velocità consentita è di ben 100 km/h ma il nostro
fuoristrada è piuttosto in difficoltà quando si
tratta di velocità, sebbene sia un Toyota Condor 3000 del
2004. Viaggiamo sulle note del nostro CD afro, primo acquisto
effettuato all’aeroporto. Ci sorprendiamo di incontrare
tanta polizia per la strada ma, nonostante il mitra e lo sguardo
rude, i soldati sembrano amichevoli e ci salutano con la mano.
Notiamo subito la presenza di recinzioni che corrono lungo entrambi
i lati della strada e capiamo che si tratta dei terreni appartenenti
alle Farms dei grandi proprietari bianchi. L’altopiano centrale
che stiamo percorrendo è, infatti, una regione di vasti
spazi aperti, dove le città sorgono distanti l’una
dall’altra e dove vi sono gli allevamenti bovini e karakul
più ricchi. Alle 8 e 30 registriamo il primo incontro ravvicinato
con una famigliola di babbuini che ci attraversano la strada.
Hanno sguardi aggressivi ma a noi sono comunque simpatici: sarà
per la grande somiglianza con la razza umana?! Ci fermiamo e scorgiamo
anche un gruppo di tragelafi striati nascosti tra la fitta vegetazione,
che appena si accorgono di noi scappano via velocemente. La vegetazione
si fa poi più bassa, dominata da cespugli verdi su terra
rossa. Molte sono anche le piante di acacia addobbate da nidi
di uccello che pendono come palline di Natale. Altri nidi sono
costruiti sui pali dell’elettricità. Alle 9 arriviamo
a Rehoboth, la prima città che si incontra
a sud di Windhoek sulla B1, e ci concediamo un giro per il suo
centro. La cittadina è molto popolosa, lungo la via incontriamo
molte persone, forse perchè oggi è sabato. Chi va
a fare la spesa, chi in banca, chi lavora nel giardino, chi vende
il pesce con il carretto spinto a mano e chi gioca a rugby allo
stadio. Ci fermiamo a chiacchierare con un gruppo di bambini che
ci raccontano di essere tutti fratelli e che frequentano la scuola.
Decidiamo perciò di regalare loro un po’ del materiale
scolastico che abbiamo portato dall’Italia: matite, gomme,
temperini e penne. Loro in realtà ci chiedono qualche moneta,
ma pensiamo bene di non dargliela. Appartengono probabilmente
all’etnia dei Baster, un gruppo etnico di sangue in parte
khoi-khoi e in parte afrikaaner, emigrato a nord dopo aver lasciato
la regione del Capo. Lasciamo Rehoboth e dopo pochi chilometri
incontriamo il cartello che indica che stiamo attraversando il
Tropico del Capricorno.
Ci fermiamo per la foto di rito. Incrociamo pochissime automobili;
anche se la strada è a corsia singola, si procede come
se fossimo in una vera autostrada. Cominciano a scomparire le
piante e la vegetazione si fa più rada. Alle 11 svoltiamo
per Stampriet e ci inoltriamo nel paesaggio tipico del deserto.
Siamo entrati infatti nel deserto del Kalahari,
un deserto vastissimo che attraversa ben sette Paesi dell’Africa
Meridionale, tra cui, appunto, l’angolo sud-orientale della
Namibia. Le dune rosse contrastano con le pietre calcaree e bianche
della valle formata dal fiume. La grande quantità di precipitazioni
che caratterizza quest’area rende il panorama sorprendentemente
punteggiato di arbusti verdi e alberi rigogliosi. (Un alternativa
che segnaliamo a questa lunga deviazione è di proseguire
per l'autostrada sino a Keetmanshoop, evitando così il
deserto). A mezzogiorno siamo a Stampriet: vi
consigliamo caldamente di fermarvi per un pochino in questo paese,
soprattutto nel sobborgo che si trova alle porte dell’insediamento
vero e proprio. Farete la felicità di tutti i suoi abitanti:
i bambini si mettono in posa per farsi fotografare e gli adulti
sono contenti di scambiare qualche parola con noi. Facciamo un
po’ di spesa al mini-mini-market e regaliamo ai bimbi qualche
biscotto: sono troppo teneri! La strada diventa ghiaiosa, ma viaggiamo
comunque ad una media di 70 km/h. Avvistiamo una nuova specie,
lo Xero del Sudafrica, e incontriamo qualche piccolo villaggio
e numerose fattorie sparse qui e là. L’emozione sale
alle stelle quando incontriamo alcuni sparuti gruppi di zebre,
antilopi e springbok. Di quest’ultimo animale ci innamoriamo
subito, sia per il suo portamento aggraziato, sia per i suoi simpatici
salti verticali (pronk) che spicca tenendo le zampe rigide e la
schiena piegata ad arco. Decidiamo di fermarci per un pic-nic
in compagnia dei nostri nuovi amici. Roby scatta foto all’infinito
e si arrabbia quando gli springbok scappano via senza lasciarsi
immortalare. Ancora non sa che questo animale ci accompagnerà
per tutto il viaggio. Alle 14 siamo a Gochas,
zona in cui hanno avuto luogo i combattimenti tra soldati tedeschi
e la resistenza nama nel 1905. Dopo la deviazione per la C17 comincia
una strada tutta a dossi, particolarmente panoramica, ed è
proprio su uno di questi dossi che, dopo più di 100 km
di viaggio, incontriamo un altro veicolo i cui conducenti ci salutano
calorosamente. La polvere alzata dal camion offusca la vista per
qualche minuto e ci costringe a fermarci. Alle 16.30 passiamo
per Koës, ma non ci fermiamo perché siamo un po’
in ritardo sulla tabella di marcia. Ci rendiamo infatti conto
che il sole tramonta molto presto e che cala molto velocemente.
Il nostro proposito di vedere la Kokerboomwoud al tramonto è
quindi troppo ottimistico. In questo periodo il sole tramonta
addirittura alle 17.15 e alle 18 è già notte fonda.
I 700 km percorsi in giornata non ci sono pesati, sia per la grandissima
varietà del panorama, sia per l’emozione nell’avvistare
i primi animali della savana. L'incontro più piacevole
della giornata è stato quello con un allegra famigliola
di suricati,
che come marmotte, entravano e uscivano sospettosi dai loro labirinti
di tane sotterranee. Giunti nella cittadina di Keetmanshoop,
con più benzinai che case, non fatichiamo a trovare il
B&B dove abbiamo prenotato. I proprietari ci accolgono calorosamente,
anche se forse avevano ormai perso la speranza di vederci arrivare.
In Namibia i negozi chiudono già un’ora prima del
tramonto, la gente cena molto presto e va a letto altrettanto
presto ed è pertanto piuttosto difficile incontrare delle
persone per strada. Hendrik, il proprietario del B&B, ci consiglia
di cenare al Canyon Hotel, nella zona sud della cittadina. E’
un hotel piuttosto lussuoso, anche se, forse a causa dell’orario,
l’atmosfera ci appare un po’ impersonale e fredda.
I camerieri sono comunque sempre gentilissimi: abbiamo addirittura
tre persone a nostra disposizione, una per il cibo, una per il
vino e una per i consigli. Ci facciamo tentare da un antipasto
a base di crêpe ripiena di carne di springbok, per niente
inteneriti dal fatto di aver incontrato, proprio qualche ora prima,
alcuni teneri esemplari di questa specie. “Così imparano
a scappare via così velocemente mentre li fotografavo”,
azzarda addirittura qualcuno. La stessa sorte è toccata
ad uno struzzo e ad un orice, che ci vengono serviti come secondo,
accompagnati da una salsina prelibata che non a caso si chiama
“hunters’ sauce”, da noodles e verdura. Entrambe
le carni sono molto tenere e dall’aroma selvatico. Da buon
gustai non ci facciamo mancare una buona bottiglia di vino rosso
del Sudafrica (Nederburg). Mangiamo benissimo e tantissimo, anche
il dolce, e spendiamo proprio poco. Il bello è che eravamo
preoccupati di patire la fame e di tornare a casa dimagriti!
PERNOTTAMENTO:
Pension Gessert (rara cordialità, cura del dettaglio. Da
non perdere. Ottimo prezzo)
Email: gesserts@iafrica.com.na - Sito http://www.natron.net/gessert/main.html
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