GIOVEDI' 11/08/2005
Non ci sembra vero ma siamo
sul traghetto che ci porterà in Marocco, non riusciamo
a non pensare a tutte le disavventure che ci sono capitate. Speriamo
solo di riuscire veramente a ricaricare la mente e poter godere
di tutte le cose belle e varie che il Marocco ha da offrirci.
Abbiamo preso il traghetto veloce (così dicono loro ma
invece dei 35’ minuti promessi ci mettiamo più di
ora, non c’è problema) a Tarifa
e paghiamo in due 97, 20 euro A\R.
Arriviamo a Tangeri un po’ prevenuti, dopo
quello che abbiamo letto sulle false guide, sui procacciatori
d’affari e i taxisti abbiamo paura che una volta sbarcati
saremo assaliti e aggrediti da una marea di marocchini. Invece
è esattamente il contrario, abbiamo una discesa molto tranquilla,
ci dirigiamo alla sinistra del porto dove ci sono degli sportelli
bancomat o degli uffici di cambio, noi preferiamo prelevare direttamente.
Finito, un uomo ci chiede gentilmente se abbiamo bisogno di un
taxi e dove siamo diretti. Non abbiamo voglia di contrattare e
accettiamo subito un passaggio per la stazione dei treni a 5 euro
valigie comprese, è un grand taxi e ha già una coppia
d’inglesi a bordo, sono diretti in stazione e pagano 5 euro
come noi.
Arriviamo in stazione e spostiamo indietro di due ore le lancette
dell’orologio e siamo fortunati (almeno una volta ogni tanto)
il treno diretto a Rabat parte tra 30mn. Treno TANGERI-
RABAT 89, 50 DH a testa. Essendo il capolinea troviamo
posto a sedere, più avanti con le fermate successive si
riempirà fino all’impossibile.
Il panorama è vario: vediamo le saline con gli uomini intenti
a spalare montagne di sale, uomini a dorso degli asini che lavorano
la terra con il cavallo e passiamo davanti ad una specie di fornace
dove lavorano la terra per fare sia i vasi che i mattoni. I nostri
occhi sono avidi di cose nuove, nel nostro cervello questo passaggio
ha dato una sferzata di adrenalina.
Di tutti i km che percorriamo in treno oltre la povertà
e una terra completamente lontana dalla nostra scopriamo una cosa
onnipresente: il loro modo di eliminare i rifiuti, buttarli semplicemente
fuori dalla città o in zone meno trafficate, ovunque si
guardi si vedono sacchi neri che volano, dopo che il loro contenuto
si è degradato e si è perso in giro.
Concludiamo l’ultima parte del treno stando bene attenti
a riconoscere la nostra fermata. Chiediamo e scendiamo al volo
mentre una marea di gente spinge per salire. Scesi, nessuno che
ci stressa e ci accorgiamo che a RABAT ci sono
almeno due stazioni dei treni e l’hotel IBIS dove siamo
diretti è logicamente nell’altra. Cerchiamo un taxi
(quasi dobbiamo supplicarli ) e per 15 Dh ci accompagna in hotel.
Sul libricino IBIS (ibishotel. com) (place del la gare Rabat-Agdal
telefono 212 (0) 37 77 49 19 / 26 / 41) ci dice che costa 440
Dh (44 euro circa) a camera ma una volta sul luogo scopriamo che
hanno inclusa la colazione e che il tutto è lievitato a
548 DH…domani mattina mangio l’impossibile…
Ci concediamo due orette di riposo e poi ci dirigiamo alla Medina con taxi per 30 Dh (siamo certi che si può spendere anche
meno). I suok sono qualcosa d’indescrivibile
e questa è la nostra prima esperienza, non credo si riesca
a parole a rendere l’idea, un ammasso di venditori urlanti
mescolati alla folla, vendono di tutto e in modo assolutamente
casuale e disordinato, ci sono uomini vestiti con una specie di
giubbotto di pelo che altro non fanno che versarti acqua fresca
in una dei bicchieri che hanno allacciati alla cintura, bancarelle
piene di dolci bellissimi e invitanti ma nello stesso tempo diventavano
nauseabondi alla vista di tutte le api che ci sono sopra e vedi
la gente tranquilla che li mangia come se niente fosse. Mentalmente
credevamo di essere preparati alla mancanza di pulizia ma oggi
è ancora presto perché il nostro stomaco accetti
certo cibo.
Ho visto gente mutilata, deforme, senza braccia, cieca chiedere
l’elemosina. Ho visto un venditore di tartarughe da terra,
le aveva dalla più minuscola a quella a grandezza normale.
Ho visto un bambino che vendeva dei bellissimi pulcini se non
fosse stato che erano arancioni, gialli oro, azzurri e grigi.
Ho visto bancarelle con le zampe, le teste e le interiora degli
animali esposte affianco ad uno che vendeva musica o biancheria
intima.
Bellissime le montagne di spezie colorate.
Non abbiamo il coraggio di riprendere o fotografare quello che
vediamo, nessuno ci ha disturbato, rivolto la parola e noi non
vogliamo creare dei problemi fotografandoli. Andiamo avanti finché
non vediamo un’uscita ma non abbiamo la più pallida
idea di dove siamo, vorremmo vedere i due o tre più importanti
monumenti di Rabat ma non ci riusciamo in quel caos, dovremmo
prendere un altro taxi ma non ci va, inizia fare buio. Giriamo
un pochino cercando un luogo a nostro dire decente per mangiare
e troviamo un locale dove fa sia piatti tipici, che panini e pizza.
Io ho qualche problemino con le spezie e rimedio con una pizza
margherita che per essere marocchina non è niente male,
speziata pure lei ma va bene, Diego mangia un mix di carne grigliata
(alla fine risultano tre spiedini un mucchio di riso, patatine
fritte, un altro mucchietto di carote trifolate e ancora un po’
di maionese. . tanto contorno e non abbondanza di carne) ma tutto
buono, acqua e coca cola paghiamo 63 Dh in due.
Troviamo subito un taxi e torniamo nella piazza dell’hotel.