Per quanto San Pietroburgo sia considerata una delle città
più “europee” di tutta la Russia, appena sbarcati
all’aeroporto Pulkovo (nella zona meridionale della città)
si respira subito un’aria molto diversa da quella a cui siamo
abituati, a partire innanzitutto dal clima (a fine ottobre le temperature
sono già sotto zero e le nevicate sono abbastanza frequenti).
San Pietroburgo è relativamente vicina all’Italia (raggiungibile
in poco più di tre ore di viaggio in aereo) ma nonostante
la poca distanza si ha veramente l’impressione di essere atterrati
in un mondo lontano anni luce da quello in cui noi viviamo. La prima
grande differenza che salta immediatamente all’occhio del
turista occidentale riguarda la lingua, questo perché tutte
le indicazioni, le insegne ed i cartelloni pubblicitari sono scritti
in alfabeto cirillico, poco familiare per chi è abituato
ai nostri caratteri latini. Vittima di quest’improvvisa tempesta
di strani ed incomprensibili segni, il turista si sente inizialmente
un po’ smarrito, ma in poco tempo riesce ad abituarsi e ad
apprezzare questa diversità.
Abbiamo l’opportunità di visitare San Pietroburgo proprio
nell’anno in cui ricorrono i trecento anni dalla fondazione
(avvenuta nel 1703 ad opera di Pietro il Grande che voleva così
assicurarsi uno sbocco sul mar Baltico) e per festeggiare quest’importante
evento la città si è rimessa completamente a nuovo.
San Pietroburgo è stata teatro di numerosi avvenimenti storici
e testimone di altrettanti cambiamenti politici: capitale della
Russia per diversi anni, dalla sua fondazione fino alla rivoluzione
di ottobre, ha poi cambiato nome durante il periodo sovietico per
diventare Leningrado. Con la fine del regime zarista la capitale
è stata trasferita a Mosca ma San Pietroburgo è considerata
ancora oggi la vera capitale culturale della città.