
"QUEL CHE VIENE OSSERVATO SI TROVA
PRINCIPALMENTE NELL'OCCHIO DELL'OSSERVATORE, ANCOR DI PIU' NEL SUO
CERVELLO, NELLA SUA CULTURA"
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| periodo |
agosto 2003 |
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| km percorsi |
A/R 2000 km
(Milano-Rijeka-Budapest) |
| costo |
1200 €
a testa (appartamento 300€) |
| a cura di... |
Lorenzo, Francesca |

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Il nostro viaggio inizia intorno all’una di una torrida notte
d’agosto dello scorso anno. Dopo circa 500 km e sei ore di
viaggio da Milano arriviamo a Medulin (Croazia) per trascorrere
una rilassante giornata al mare in compagnia di amici. La mattina
seguente, dopo la classica levataccia, salutiamo i compagni e partiamo,
noi e i nostri dieci giorni di ferie, alla volta di Budapest (dobbiamo
fare circa altri 500 km). Il primo tratto di strada che congiunge
l’Istria all’Ungheria è tortuoso e quasi privo
di indicazioni poi, da Rijeka (Fiume) in avanti, diventa abbastanza
scorrevole anche se non è difficile imbattersi in diversi
rallentamenti dovuti ai tanti cantieri aperti per l’ampliamento
della rete autostradale croata. Entriamo in Ungheria varcando il
confine nei pressi di Gorican (HR) – Letenye (H) e dopo una
manciata di chilometri, a Nagykanizsa, sostiamo per il primo pranzo
a base di cucina ungherese (pörkölt) e per il rabbocco
del serbatoio. Da qui sono solo duecento i chilometri che ci separano
da Budapest; in un’ora, infatti, siamo sulle sponde del lago
Balaton, detto anche “mare ungherese”, e in un’altra
ora arriviamo, finalmente, alla meta.
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La sensazione avuta addentrandoci per
la prima volta nelle vie di Budapest è stata
quella di essere arrivati in una città moderna, molto somigliante
ad altre dell’Europa Centrale; una metropoli che apparentemente
non sembra essere stata scalfita da oltre cinquant’anni di
socialismo sovietico. Alle tre in punto apriamo la porta del nostro
appartamento situato nella centralissima Bajcsy Zsilniszky Út.
Dopo esserci rimessi in sesto scopriamo, grazie alla vecchia guida
in lingua inglese recuperata in valigia, che Budapest è divisa
in due dal Danubio ;
sulla sponda sinistra si erge, appoggiata sul monte Gerardo (Gellért
hegy), la vecchia e romantica Buda mentre a destra,
in pianura, si estende quasi a perdita d’occhio la più
moderna e ricca di vita Pest. A questi due centri
nel 1873 si unisce il piccolo e più antico borgo di Obuda,
oggi noto soprattutto per i suoi caratteristici e numerosi ristoranti.
Dopo aver assimilato queste nozioni partiamo alla scoperta di quello
che ci attende fuori. Passeggiando la prima cosa che balza agli
occhi e che non può sfuggire nemmeno al più distratto
dei turisti è la complessità della lingua ungherese:
le insegne dei negozi e i cartelloni pubblicitari sono praticamente
intraducibili (provate a tradurre dohányzó terület!).
In compenso il caro-euro non esiste e nei mercati i generi di prima
necessità sembrano in saldo; con circa trenta euro abbiamo
riempito due borse e mangiato a casa per tutta la vacanza. Il giro
è breve, ma intenso. In appena cinque minuti di cammino arriviamo
sulla Belgrád rakpart dove ci uniamo a migliaia
d’ungheresi e ad alcuni turisti che assistono all’esibizione
di vari spettacoli organizzati per festeggiare Santo Stefano che
è il patrono, nonché fondatore, dello stato Ungherese
(1001 d.c.). Prima di rientrare mandiamo giù un’ottima
ed economica birretta nel caffè sotto casa.
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Il secondo giorno inizia con il classico (per noi!) espresso all’italiana
e con la classica domanda del secondo giorno: dove andiamo visto
che non sappiamo dove andare? A dire il vero un’idea ce
l’avevo: lo stadio Olimpico (Népstadion).
L’impianto è enorme, capace di contenere circa settantamila
persone ma è vecchiotto, probabilmente un’eredità
architettonica imposta dai canoni dell’austero stile sovietico.
Oggi è intitolato a Ferenc Puskas, il più grande
giocatore di calcio ungherese di tutti i tempi. Per arrivarci
prendiamo contatto con la rete dei mezzi pubblici della città
che scorrono velocissimi forse perché siamo in piena estate
e anche qui le persone preferiscono le zone più fresche
ai bollori delle vie cittadine. Lo stadio fa parte di un complesso
sportivo gigantesco dove trovano posto, una accanto all’altro,
anche la Budapest Arena (sport csarnok) e il
centro di allenamento della federazione ungherese di atletica
leggera. Il resto della giornata la passiamo sotto gli alberi
del parco Városliget ovviamente in compagnia
della fedelissima birretta. Da qui in avanti i giorni e le bottiglie
si susseguono con la rapidità tipica dei periodi di vacanza.
Attraversando continuamente il Danubio per mezzo dei numerosi
ponti presenti
(Széchenyi lánchid, Erzsébet hid, Szabadság
hid) ci imbattiamo negli altri monumenti cittadini. Il castello
reale
(Budai vár) è sicuramente il più
suggestivo e rappresentativo. Edificato nel 1242 da Bela IV, nel
1988 è stato inserito dall’UNESCO nel patrimonio
mondiale dell’umanità; fermarsi la sera su un battello
a sorseggiare un mojito e ammirare il profilo di questo monumento
è una cosa che non ha prezzo. Di fronte al castello reale,
sull’altra sponda del fiume, c’è il Parlamento
(Országház) che è un esempio
di perfetta fusione fra lo stile neogotico, rinascimentale e barocco.
Budapest riserva davvero molteplici sorprese.
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